La paura non è un nemico.
È un segnale.
Il problema nasce quando smettiamo di ascoltarla e iniziamo a subirla.
Ho capito nel tempo che la paura funziona come un allarme interno:
ti dice che qualcosa è importante, che qualcosa può ferirti, che qualcosa richiede attenzione.
Ma un allarme non deve guidare la casa.
Quando sento la paura arrivare, non cerco di scacciarla.
La osservo.
Mi faccio sempre tre domande:
- cosa sta cercando di proteggere?
- è una paura reale o anticipata?
- cosa succede se non faccio nulla?
Questo processo crea distanza.
E quando crei distanza, la paura smette di essere un tiranno e torna ad essere quello che dovrebbe essere:
uno strumento.