Disabilità, identità e impresa: perché costruisco sistemi
Questa pagina esiste per una ragione semplice.
Ho deciso di costruire i miei progetti e la mia azienda anche perché ho visto sulla mia pelle, quanto spesso parole come inclusione, accessibilità e diritti, restino scritte solo nei documenti… ma non nei sistemi reali.
Mi spiego:
I diritti vengono riconosciuti, certo.
Nel lavoro esistono normative, riconoscimenti, tutele.
Solo in parte.
Perché nella realtà, troppo spesso, non si rispetta davvero ciò che è diverso.
Si pretendono ritmi che una persona con disabilità non può sostenere allo stesso modo di chi non ha quelle difficoltà.
Eppure, molto spesso, una persona definita “invalida”, se riconosciuta e messa nel ruolo giusto, può essere più competente ed efficiente di tantissimi cosiddetti “validi”.
Lo stesso accade per chi ha un orientamento sessuale o un’identità di genere diversi:
ancora oggi, sul lavoro, queste persone si ritrovano troppo spesso nel pieno del mobbing o dell’emarginazione.
Tutti vedono.
Tutti sanno.
E nessuno fa niente.
Io vivo due dimensioni che molte persone discutono solo in teoria: la disabilità e l’identità di genere.
Per questo non mi interessa la retorica.
Mi interessa costruire strutture che funzionano davvero.

La mia motivazione: oltre la retorica
Sono una persona neurodivergente ADHD, disabile e transgender FTM (Female to Male). Queste esperienze non sono solo parte della mia vita; sono il motore che mi spinge a creare soluzioni concrete. Vedo la disconnessione tra le promesse di inclusione con la realtà quotidiana. È per questo che dedico la mia energia a costruire sistemi e imprese che siano accessibili e funzionali per tutti, non solo sulla carta.

Per chi costruisco questi sistemi?
Questa pagina e il lavoro che ne deriva, è dedicata alle persone escluse. A coloro che, come me, hanno sperimentato sulla propria pelle, la sensazione di non essere visti, ascoltati o inclusi. Spero che leggendo le mie parole, sentano un senso di riconoscimento e ispirazione. Il mio obiettivo è dimostrare che è possibile trasformare le sfide personali, in una forza propulsiva per il cambiamento e che meritiamo tutti, dei sistemi che funzionino davvero per noi.
Vivere con una disabilità significa confrontarsi ogni giorno con un mondo progettato per altri corpi e per altri ritmi. Spesso il problema non è la persona ma il sistema che la circonda.
Allo stesso modo, l’inclusione delle persone LGBTQ+ viene spesso dichiarata nei principi ma raramente integrata nelle strutture reali delle organizzazioni.
È anche per questo che ho scelto la strada dell’imprenditoria.
Perché costruire un’impresa significa progettare sistemi.
E i sistemi possono essere progettati meglio.
Cosa significa questo nei sistemi che costruisco?
- progettazione accessibile
- rispetto delle identità
- strutture che valorizzano capacità diverse
- sistemi che non costringono le persone ad "adattarsi a forza"
"Non mi interessa la retorica. Mi interessa costruire strutture che funzionano davvero."
⚜️ Ivan Minervini™