Ogni anno c’è una nuova parola magica.
Una nuova piattaforma “indispensabile”.
Un nuovo modo giusto di comunicare.
E ogni anno vedo brand nascere velocissimi… e morire ancora più in fretta.
Col tempo ho capito una cosa semplice (ma scomoda):
le mode passano, l’identità resta.
E se non costruisci da lì, stai solo inseguendo.
Le mode sono un acceleratore, non le fondamenta
Trend, format virali, tool nuovi: li uso anch’io.
Ma non parto mai da lì.
Parto da tre domande che non vanno mai di moda:
- Chi sono davvero?
- Perché qualcuno dovrebbe fidarsi di me?
- Cosa rimane di me quando spengo Instagram?
Se un brand funziona solo finché funziona il trend, non è un brand.
È un contenuto ben riuscito.
Costruire prima l’ossatura, poi l’estetica
La maggior parte delle persone fa il contrario:
logo → palette → feed → payoff.
Io no.
Io costruisco:
- Valori non negoziabili:
Quelli che, anche se ti fanno perdere clienti, non tradisci. - Posizionamento chiaro:
Meglio dividere che piacere a tutti. - Voce riconoscibile:
Non “professionale”, non “smart”.
Tua.
Solo dopo arriva l’estetica.
Perché l’estetica senza ossatura, è solo trucco.
Un brand che dura non cerca consenso
Uno dei segnali più forti che un brand sta funzionando?
Non piace a tutti.
Se non infastidisci nessuno, probabilmente non stai dicendo nulla.
Io preferisco:
- meno like
- più memoria
- meno follower
- più fiducia
Le persone non si legano a ciò che va di moda.
Si legano a ciò che le rappresenta.
Il tempo come alleato, non come nemico
Un brand che sopravvive alle mode:
- cresce più lento
- cresce meglio
- non deve reinventarsi ogni sei mesi
Non rincorre l’algoritmo.
Lo attraversa.
Non cambia pelle a ogni trend.
Rafforza la stessa identità in contesti diversi.
La vera domanda da farsi
Quando costruisco un brand, mi chiedo sempre:
“Questa cosa ha senso anche tra 5 anni?”
Se la risposta è no, la uso come leva tattica.
Non come base.
Perché alla fine è semplice:
le mode ti danno visibilità,
l’identità ti dà continuità.
E io costruisco per durare.