Il suono del mio nuovo carattere

Pubblicato il 12 gennaio 2026 alle ore 07:00

Ci sono giorni in cui non cambia niente, e poi ci sono giorni in cui cambia tutto, anche se da fuori non si vede.

Il 12 gennaio è uno di quelli.

 

Non ho cambiato taglio di capelli, città o lavoro. Ho cambiato qualcosa di più sottile e, forse per questo, più profondo: il mio carattere. O meglio, il suo suono.

 

Per anni ho parlato con una voce che credevo mia. Era una voce educata, funzionale, spesso accomodante. Una voce che sapeva adattarsi, smussare, rendersi comprensibile. Faceva il suo dovere.
Ma non vibrava davvero.

 

Poi, a un certo punto, ho iniziato a sentire una stonatura. Non era rumore, era silenzio. Il silenzio di certe parole non dette. Di certe frasi scritte pensando più a come sarebbero state lette che a come sarebbero state sentite.

 

E così è nata una domanda semplice e spietata:

che suono ha davvero la mia voce?

 

Il mio nuovo carattere non è solo una scelta estetica.

È un atto di ascolto.

Ogni lettera ha un peso diverso. Ogni spazio respira in un altro modo. Le curve ammorbidiscono, gli spigoli dichiarano. È incredibile come un segno grafico possa cambiare tutto il ritmo di un pensiero.

 

Scrivere con questo nuovo carattere è come parlare più lentamente.

O più onestamente.

 

Le parole non scivolano più via: restano. Chiedono attenzione. A volte persino coraggio. Perché quando il suono è più vicino a te, non puoi più nasconderti dietro lo stile, la forma, la “bella scrittura”.

 

C’è qualcosa di intimo nel cambiare carattere.
È come ammettere che anche il modo in cui ti presenti al mondo può evolvere. Che non sei obbligato a usare sempre la stessa voce solo perché è quella che tutti riconoscono.

 

Questo nuovo suono non è perfetto.

A volte è ruvido.

A volte è troppo diretto.

A volte sembra quasi fragile.

 

Ma è vivo.

 

E forse, è questo che cercavo: una voce che non sia solo leggibile, ma ascoltabile. Una scrittura che non chieda permesso, ma presenza. Che non voglia piacere a tutti, ma risuonare con chi è pronto a sentire.

 

Il 12 gennaio non ho cambiato font.

Ho cambiato postura.

Ho deciso di stare dentro le mie parole, invece che davanti.

 

E questo, per me, fa tutta la differenza.

Ivan Minervini