Il vero “livello 2” della mia rinascita

Pubblicato il 11 gennaio 2026 alle ore 07:00

Per molto tempo ho pensato che rinascere significasse ripartire.

Nuova energia, nuove abitudini, nuovi obiettivi.

Una sorta di reset emotivo, come quando spegni e riaccendi un dispositivo sperando che torni a funzionare meglio di prima.

 

Oggi so che non è così.

 

Il vero livello 2 della mia rinascita non è iniziato quando mi sono sentito meglio.

È iniziato quando ho smesso di voler tornare quello di prima.

 

Il livello 1: sopravvivere (e dimostrarlo)


Il primo livello è stato necessario.

Era fatto di forza, disciplina, controllo.

Di frasi come: “Ce la faccio”, “Resisto”, “Dimostrerò che sono più forte”.

 

In quel livello ho imparato a rimettermi in piedi.

A funzionare.

A non crollare.

 

Ma, col tempo, ho capito una cosa scomoda:

stavo sopravvivendo meglio, non vivendo davvero.

 

Stavo solo costruendo una versione più efficiente delle stesse difese.

 

Il livello 2: smettere di combattere me stesso


Il vero salto è arrivato quando ho smesso di usare la rinascita come una guerra.

 

Niente più:

  • confronto continuo con il passato
  • bisogno di dimostrare qualcosa
  • fretta di “arrivare”

 

Il livello 2 non ha fuochi d’artificio.

Non è motivazionale.

È silenzioso.

 

È il momento in cui smetti di chiederti “Cosa devo diventare?

e inizi a chiederti “Cosa posso finalmente lasciar andare?”.

 

Rinascere non è aggiungere, è togliere

 

Ho sempre pensato che crescere volesse dire:

  • aggiungere competenze
  • aggiungere sicurezza
  • aggiungere controllo

 

Invece no.

 

Il livello 2 è stato togliere:

  • il bisogno di avere sempre ragione
  • l’ansia di essere compreso da tutti
  • l’identità costruita solo su ciò che produco

 

Togliere maschere stanca più che indossarne di nuove.

Ma libera molto di più.

 

Il coraggio più difficile


C’è un tipo di coraggio di cui si parla poco:

quello di non scappare da sé stessi quando il rumore si spegne.

 

Il livello 2 è restare.

Con le domande irrisolte.

Con le parti fragili.

Con il vuoto che non chiede di essere riempito subito.

 

È accettare che non tutto deve essere monetizzato, spiegato, condiviso o trasformato in performance.

 

Alcune cose devono solo essere sentite.

 

Una nuova misura del successo

Oggi misuro il successo in modo diverso.

Non in quanto faccio.

Ma in:

  • quanta pace sento nelle scelte che faccio
  • quanto sono allineato quando dico “sì” o “no”
  • quanto mi riconosco nello specchio, anche nei giorni storti

 

Il livello 2 non mi ha reso invincibile.

Mi ha reso vero.

 

E la verità, anche quando è scomoda, pesa sempre meno di una vita recitata.

 

Questo non è un arrivo


Non scrivo questo perché “ho capito tutto”.

Anzi.

 

Lo scrivo perché ho smesso di cercare una versione finale di me.

La rinascita non è una linea d’arrivo, è una pratica quotidiana.

 

E il livello 2 non è più alto del primo.

È solo più onesto.

 

Se sei anche tu in quel punto strano in cui non vuoi tornare indietro ma non sai ancora dove stai andando, sappi questo:

non sei perso.

stai semplicemente cambiando livello.

 

E quello, spesso, è il segnale più chiaro che qualcosa di vero sta iniziando

Ivan Minervini