Il potere di non reagire subito

Pubblicato il 6 gennaio 2026 alle ore 07:00

Viviamo in un mondo che ci spinge a reagire immediatamente.

Io sto imparando a non farlo.

Un messaggio, una richiesta, un’ingiustizia, una risposta che “va data subito”.

Come se il valore di ciò che proviamo dipendesse dalla velocità con cui lo esprimiamo.

 

E invece no.

 

Ho imparato — spesso a mie spese — che non reagire subito è un atto di potere.

Non di debolezza. Di potere.

 

Quando reagiamo d’impulso, di solito non stiamo scegliendo:

stiamo difendendoci.

È il corpo che parla prima della testa, è la stanchezza che prende il microfono, è la paura di essere fraintesi o messi da parte.

 

Non reagire subito significa concedersi uno spazio sacro:

quello tra lo stimolo e la risposta.

In quello spazio succede qualcosa di importante:

capisci se vale davvero la pena rispondere, come rispondere, o se — sorpresa — non è nemmeno necessario farlo.

 

Non tutto merita una spiegazione.

Non tutto merita una giustificazione.

Non tutto merita una reazione.

 

A volte il vero atto rivoluzionario è dire:

“Non ora. Ci penso. Respiro. Poi vediamo.”

 

E sapete qual è la parte più potente?

Che spesso, dopo aver aspettato, la risposta cambia.

È più chiara, più gentile, più ferma.

Oppure non serve più.

 

Non reagire subito non significa reprimere.

Significa scegliere.

E scegliere, quando sei stanco, fragile, o sotto pressione, è già una forma di cura.

 

Oggi mi ricordo questo:

il silenzio temporaneo non è una resa.

È un confine.

Ivan Minervini