C’è una versione di noi che esce di casa ogni giorno.
Parla con le persone giuste, usa le parole giuste, indossa la faccia giusta.
E poi ce n’è un’altra che resta dentro.
Quella che emerge quando si chiude la porta.
Quando il telefono è spento.
Quando non c’è nessuno da convincere.
La domanda vera non è chi mostro al mondo,
ma chi divento quando nessuno guarda.
Il personaggio che costruiamo
Tutti, prima o poi, impariamo a recitare.
Non per cattiveria.
Per sopravvivenza.
Recitiamo sicurezza quando tremiamo.
Recitiamo forza quando siamo stanchi.
Recitiamo distacco quando in realtà vorremmo solo essere capiti.
Il “fuori” è un personaggio funzionale.
Serve per lavorare, per relazionarci, per non farci schiacciare.
Ma se lo lasciamo prendere troppo spazio, rischia di mangiarsi il resto.
Il silenzio che smaschera
Dentro, invece, non ci sono applausi.
Non ci sono like.
Non c’è pubblico.
C’è solo la verità nuda:
le paure che evitiamo,
le domande che rimandiamo,
le parti di noi che non pubblichiamo mai.
Ed è lì che capiamo se siamo in pace o solo distratti.
Se siamo forti o solo abituati a resistere.
Il silenzio non mente.
E spesso fa più rumore di qualsiasi giudizio esterno.
Coerenza o compromesso?
Il punto non è eliminare il “fuori”.
Sarebbe impossibile.
Il punto è non tradire il “dentro” per mantenerlo in scena.
Ogni volta che fai qualcosa che non ti rappresenta,
ogni volta che dici sì per paura di perdere approvazione,
ogni volta che ti comporti diversamente da ciò che senti…
stai creando distanza.
E la distanza, col tempo, diventa vuoto.
Chi sei davvero?
Non sei quello che mostri nei momenti di forza.
Sei quello che fai quando potresti non fare nulla.
Quando nessuno ti vede.
Quando nessuno ti giudica.
Sei le scelte che fai nel buio.
Sei come ti parli quando sbagli.
Sei come ti tratti quando sei solo.
E se “dentro” e “fuori” iniziano ad assomigliarsi,
allora sì…
vuol dire che stai diventando una persona intera.