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Perché non lotto più: strategizzo

Pubblicato il 19 gennaio 2026 alle ore 07:00

Per anni ho chiamato tutto “lotta”.

 

Lottare per farmi ascoltare.

Lottare per dimostrare di valere.

Lottare per non farmi schiacciare.

Lottare per arrivare prima, più forte, più in alto.

 

E per un po’ mi sono anche convinto che fosse giusto così. Che se non lottavi, perdevi. Che se ti fermavi a pensare, qualcuno ti passava davanti.

 

Poi ho capito una cosa semplice e scomoda:

la lotta consuma, la strategia costruisce.

 

Oggi non lotto più. Non perché mi sia arreso, ma perché ho cambiato livello.

 

Lottare significa reagire.

Strategizzare significa scegliere.

 

Quando lotti sei sempre dentro il gioco di qualcun altro. Rispondi ai colpi, rincorri scadenze, sistemi emergenze, spegni incendi. Sei attivo, sì, ma non sei libero. Sei in movimento, ma non stai guidando.

 

La strategia invece è silenziosa.

Non ha bisogno di dimostrare niente.

Non alza la voce.

Non corre ovunque.

 

La strategia osserva. Misura. Aspetta.

E quando si muove, lo fa una volta sola — ma bene.

 

Ho smesso di lottare quando ho capito che non tutto merita la mia energia.

Che non tutte le battaglie sono mie.

Che vincere non significa avere ragione, ma arrivare dove voglio senza distruggermi nel percorso.

 

Oggi preferisco perdere una discussione e guadagnare tempo.

Preferisco dire meno e pensare di più.

Preferisco fare una mossa giusta piuttosto che dieci impulsive.

 

Non è freddezza.

È lucidità.

 

Strategizzare vuol dire anche accettare che alcune cose maturano lentamente. Che non tutto si forza. Che il controllo totale è un’illusione, ma la direzione no: quella puoi sceglierla.

 

Se oggi non mi vedi lottare, non significa che non mi importi.

Significa che sto giocando una partita più lunga.

 

E no, non è passività.

È intenzione.

Ivan Minervini